AGEA - Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura

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OCCHIO DI PAVONE [Spilocaea oleagina (Cast) Hugh.]

Denominata anche vaiolo o cicloconio, è la più importante e diffusa malattia dell'olivo. L'agente patogeno è il fungo Spilocaea oleagina (Cast.) Hugh. [Syn. Cycloconium oleaginum Cast.]. Il fungo si insedia e si localizza nelle pareti delle cellule epidermiche della foglia e la sua incidenza patologica, varia in relazione alle condizioni climatiche, alla suscettività varietale, alla struttura degli impianti. I sintomi consistono in macchie circolari brune, circondate da aloni concentrici di colorazione rossastra, gialla o bruna, evidenti sulla pagina superiore delle foglie. La presenza delle fruttificazioni conidiche, conferisce alle macchie un tipico aspetto fuligginoso- vellutato. Sulla pagina inferiore delle foglie, le infezioni interessano prevalentemente la nervatura centrale e si evidenziano con macchie brune allungate. La stessa sintomatologia si manifesta sui rametti di un anno e sui peduncoli dei frutti. Le infezioni a carico delle drupe sono più rare e si manifestano con macchie irregolari verdastre, lievemente infossate.

La caduta delle foglie infette ha conseguenze negative sul vigore vegetativo e, se si verifica prima della differenziazione delle gemme a fiore (40-60 giorni prima della fioritura), pregiudica la differenziazione a fiore delle gemme ascellari che può portare ad una perdita di produzione (fino al 20%) nella stagione successiva.

La biologia del fungo è strettamente legata a fattori ambientali quali temperatura, umidità e pioggia. La germinazione dei conidi si ha con umidità prossima al 100% e le infezioni si realizzano dopo un periodo di bagnatura delle foglie variante dalle 24 alle 48 ore, in condizioni ottimali di temperatura. Il periodo di incubazione (tempo che intercorre tra l'infezione e il manifestarsi dei sintomi), va da un minimo di 2 settimane fino a diversi mesi. Il ciclo biologico del fungo è pressoché continuo, dall'autunno alla primavera. Eventuali rallentamenti, o esplosioni epidemiche, si possono verificare in relazione alla distribuzione delle piogge. Le foglie della nuova vegetazione primaverile, in particolare quelle che emergono all'inizio della ripresa vegetativa, solitamente caratterizzata da condizioni climatiche favorevoli per il fungo (piogge e temperature ottimali), sono le più suscettibili alle infezioni.

Controllo

L'impianto di varietà resistenti negli ambienti favorevoli al fungo e gli interventi di potatura, per favorire la circolazione dell'aria e limitare il ristagno di umidità all'interno della chioma, rappresentano la prima condizione per limitare le infezioni e la diffusione della malattia. Il controllo è di difficile attuazione, potendo richiedere fino a 6-7 trattamenti (Ciccarone, 1964). Per un controllo efficace e mirato, è necessario ricorrere alla diagnosi precoce, messa a punto da Loprieno e Tenerini, che consente di evidenziare la comparsa delle macchie nelle prime fasi di evasione del patogeno all'esterno, prima che il fungo possa sporulare e diffondere l'infezione. Il metodo consiste nell'immergere le foglie in una soluzione al 5% di idrossido di sodio (NaOH) o di potassio (KOH), per 2-3 minuti a 50-60 °C. Sulla pagina superiore, in corrispondenza delle aree infette, si avrà la formazione di piccole macchie nerastre tendenzialmente circolari, opache se osservate in trasparenza. Prolungando il tempo di immersione, le macchie scure si decolorano lentamente. Su foglie giovani il saggio va realizzato a temperatura ambiente per evitare la comparsa di macchie anomale. Gli interventi di controllo, mirano a:

  • Proteggere la vegetazione dalle infezioni (interventi preventivi) con trattamenti a base di poltiglia bordolese all'1%, ossicloruro di rame (50% di Cu) 0,3-0,4%, idrossido di rame allo 0,3-0,4%.
  • Ridurre la carica d'inoculo sulla pianta con l'abbattimento a terra delle foglie infette (trattamenti eradicanti). L'azione defogliante del rame è dovuta alla fitotossicità dell'elemento sui tessuti delle foglie infette.
Un intervento preventivo importante, può essere effettuato da fine inverno fino alla fase di mignolatura (prima della fioritura), sulla prima vegetazione primaverile (3-4 nodi formati), la più suscettibile alla malattia, allo scopo di proteggerla in un periodo caratterizzato da condizioni termo- igrometriche favorevoli alle infezioni. Altro intervento per il controllo del fungo è quello autunnale. La valutazione del periodo e del numero degli interventi, è funzione della conoscenza dell'ambiente in cui si interviene.

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